Un anno in Olanda

Circa un anno fa ho deciso di lasciare Roma per un tirocinio all’estero e senza farmi molte domande un mese dopo mi sono ritrovata ad Utrecht. Oggi provo a a fare un breve bilancio

Non è facile riassumere più di 11 mesi in un solo post, ma proverò ad essere sintetica.
Lo scorso aprile ho iniziato il mio tirocinio in Olanda, a Utrecht, come SEO&Content Intern presso una e-commerce. Mi occupavo della gestione dei contenuti interni per tre siti web che parlano di traslochi, pannelli solari e giardinieri ma anche delle collaborazioni con vari blog blog. In pratica ho scritto tutto il giorno e tutti i giorni di questi argomenti per 11 mesi.

Quando ho accettato questo lavoro, un anno fa, ero felicissima soprattutto per la retribuzione: avere un primo stipendio mi sembrava quasi irreale.
Sono partita senza fare molte ricerche sul paese in cui avrei vissuto, sulla città nello specifico, oppure sul lavoro. Questo anche perché non ho preso benissimo l’addio a Roma, una città sicuramente difficile ma stupenda, che a me ha dato tantissime opportunità e dove vorrei un giorno tornare.

All’inizio

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Questa foto l’ho fatta il mio primo giorno di lavoro ed è la mia scrivania

Il comitato di AIESEC a Utrecht mi ha dato una grossa mano, perché mi hanno trovato una stanza e seguito in tutte le pratiche burocratiche necessarie.
Mi sono affidata molto a loro e l’inizio in realtà è stato abbastanza difficile, perché la casa non era il massimo della pulizia e del comfort, nonostante io sia una persona che si adatta molto (ma molto). Era uno studentato, al di fuori di Utrecht, per la precisione a Zeist, in mezzo ad un bosco. In quel periodo tra l’anticipo per la casa e tutto, non avevo neanche molti soldi e sono stata molto presa dal disbrigo di tutti i documenti. Per il primo mese e mezzo non mi hanno pagata perché non avevo il BSN (ovvero il codice fiscale olandese) e quindi neanche un conto corrente. Purtroppo è impossibile farlo prima di arrivare, perché bisogna fisicamente andare in comune.
In questo periodo mi hanno aiutata molto i ragazzi AIESEC, non solamente dal lato pratico ma anche attraverso le cene settimanali con gli altri trainees. Sono servite per non farmi sentire sola e abbandonata a me stessa e avere un momento alla settimana di tranquillità.
Quando sono entrata a far parte di questa associazione, a Roma, mi sembrava ingiusto chiedere dei soldi a chi volesse fare queste esperienze o trovare lavoro. Ora ho capito che hanno un senso e li ripagherei mille volte volentieri.

Luglio – Dicembre

Una volta superati questi problemi burocratici, ho iniziato a cercare un’altra casa, e questo è un incubo in Olanda. Alla fine sono finita nel palazzo di fianco a quello in cui stavo e i miei coinquilini erano tutti olandesi, per cui non molto socievoli, soprattutto perché giustamente parlavano tra loro sempre la loro lingua e quindi mi sentivo a mio agio. È stato difficile anche perché mi annoiavo al lavoro, ma soprattutto non mi sono sentita per niente valorizzata o in qualche modo calcolata o riconosciuta e questo mi è pesato molto.

Nel frattempo, oltre a lavorare ho fatto molto altro: mi sono iscritta in palestra, ho iniziato un corso di olandese (gratuito) e ho fatto qualche lavoretto extra. Ho cercato di girare il più possibile, approfittando dei collegamenti che sono ottimi, anche grazie alla posizione di Utrecht. Tra i miei ricordi più belli ci sono delle cene nel parco con gli altri trainees, una giornata al mare e tutti i momenti che ho passato con i miei colleghi, soprattutto dopo il lavoro. Ho avuto la possibilità di conoscere molte persone stupende da quasi tutta europa, che davvero hanno reso la mia permanenza in Olanda molto più facile.

Gennaio – Marzo

A gennaio mi sono trasferita di nuovo e ho fatto un altro trasloco, molto più vicina al centro di Utrecht e all’ufficio. Finalmente in una casa degna di questo nome, con una stanza grande e un piccolo giardino, oltre ad una gatta stupenda, potevo andare al lavoro in bici come una olandese doc e mi sono subito sentita molto più tranquilla.L’ironia è che questa stanza non l’ho trovata io, ma una ragazza che ho conosciuto tramite AIESEC. L’idea era quella di trasferirsi insieme, ma alla fine lei ha rinunciato a causa della gatta ma soprattutto della brutta reputazione del quartiere. In realtà è una zona tranquilla ma multietnica ed è prevalentemente un pregiudizio.

Ultimi mesi

Questi ultimi mesi sono stati di continua ansia, perché aspettavo di sapere se mi avrebbero rinnovato il contratto ed ero molto pessimista. L’ho vissuta molto male ed è stata abbastanza dura per me riprendermi. Avrei voluto tornare in Italia, ma ho ricevuto poche risposte e offerte molto deludenti. Dopo qualche settimana ho iniziato a fare i primi colloqui, tutti all’estero, via Skype o al telefono e ho mandato la candidatura anche per una posizione come copywriter in Romania, sempre tramite AIESEC. Sono stati da subito molto entusiasti e ho deciso di accettare.
Infatti proprio domani parto e inizierò questa nuova avventura. Ho spiegato tutto in maniera molto sintetica, ma sicuramente farò altri articoli più specifici sulla mia esperienza in Olanda.

un anno in olanda
Questa è l’ultima foto che ho fatto, all’ingresso dell’ufficio (ero leggermente brilla)

 

 

Il bilancio vero e proprio

Dato che questo è il momento di “trarre le somme”, che cosa ho imparato io finora? Inizierei dicendo che consiglierei a tutti di andare “all’estero” (espressione che tra l’altro io odio), perché secondo e si acquisisce una marcia in più. Per cominciare, si ha la possibilità di vedere come si lavora in un altro paese e si capisce che non tutto quello che a noi sembra normale, a partire dagli elementi più banali e quotidiani, non lo è. Mi viene in mente che alcune mie amiche che mi sono venute a trovare sono rimaste colpite dal fatto che in Olanda non si usi molto la tovaglia. Ovviamente ci sono differenze molto più significative, tra cui il loro modo di lavorare e di organizzare la vita (pianificazione estrema). Questo apre molto la testa e secondo me fa acquisire una marcia in più che prima o poi viene fuori. Si impara anche a cavarsela e ad aiutarsi a vicenda, perché io in molte situazioni da sola non ce l’avrei fatta, o probabilmente sì, ma l’aiuto di altre persone mi ha semplificato la vita.

Gli olandesi possono insegnarci ad apprezzare la vita extra-ufficio. Alle cinque o cinque e mezza, loro smettono di lavorare e basta, si disconnettono proprio. Inoltre, sono abituati a “battersi” per i loro diritti e a dire di no, o in ogni caso a far sentire la propria voce.
Grazie al mio lavoro ho imparato anche a pianificare, organizzare e cercare di ridurre tutto a qualcosa di misurabile, tracciabile e “rendicontabile”.
Dal punto di vista prettamente del lavoro di SEO&Content, ho imparato a scrivere molto più velocemente, ad autocorreggermi con più attenzione e ad accettare i feedback altrui. Questo a me viene difficile, soprattutto perché mi sentivo una incapace, però mi ha aiutata a migliorarmi. Ho capito che quello che conta deve essere la qualità dell’articolo e che tutti i suggerimenti o le critiche utili per quello scopo, devono essere le benvenute.

Nota polemica

Un’ultima osservazione, con una vena polemica, dedicata a quelli che “all’estero è tutto più facile” o “eh ma tu sei all’estero = sei fortunata”. No, vi assicuro che non lo è. Ci saranno più garanzie e stipendi più alti, ma ci sono anche molte altre difficoltà da gestire.Per quelli che stanno pensando di partire, invece, se l’ho fatto io, lo potete fare anche voi. Basta volerlo davvero, cercare e organizzarsi, ma è inutile lamentarsi a vuoto.

Domani mattina parto per iniziare la mia esperienza in Romania: farò la copywriter per un’agenzia internazionale (sempre in italiano). Una settimana fa ero molto agitata, invece attualmente sono solo curiosa e non vedo l’ora di iniziare.

 

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