Romania: pizza e riflessioni sulla povertà

Come un pranzo normale porta a conversazioni profonde sulle contraddizioni di un paese ancora “in via di sviluppo” come la Romania.

 

Romania

Quando i miei connazionali dicono che in Italia non funziona nulla, tutto va male e “all’estero è tutta un’altra vita” io mi arrabbio. In primo luogo sono convinta che l’Italia sia un paese stupendo, pieno di bellezza e di potenzialità. Soprattutto, a mio avviso, utilizzare la parola “estero” indica, di fatto, tutto quello che non è Italia, quindi anche quei paesi molto poveri dell’Africa e anche la Romania, per citarne uno dove ho vissuto per oramai 9 mesi, per cui è un termine che non sopporto.

Seguo la vita delle mie coetanee su Instagram e mi viene da sorridere per tutte le differenze, anche banali con la vita di una persona della mia stessa età in Romania. In particolare a Iasi si percepisce a pelle, lo dico senza giudizi, che si tratta di una città mediamente più povera rispetto a quelle italiane.

Mercato Nicolina
Mercato Nicolina

Pizza e riflessioni

L’altro giorno ero a pranzo con una mia collega, avevamo voglia di pizza, nello specifico quella unta e bisunta del supermercato vicino all’ufficio. Tutto normale fin qui, ma quando ci siamo sedute si è avvicinato un bambino molto magro, vestito con una maglietta e un impermeabile leggero (qui c’è la neve, fanno -5 gradi di media) che ci ha chiesto dei soldi, o meglio così ho capito io che non parlo la lingua. Non è un episodio molto frequente, credo sia stata una delle prime volte che mi sia capitato, al di là degli incontri con i rom, che a me viene da chiamare “zingari” perché sono vestiti proprio come io mi sono sempre immaginata che si vestissero gli zingari, al di là delle connotazioni etniche e antropologiche.

In ogni caso, la tenerezza e timidezza con cui questo bimbo ha indicato il pezzo di pizza che voleva, tipica di chi non è abituato ad un gesto gentile e si aspetta la fregatura rimarrà per sempre nel mio cuore. Prima di accettare, infatti, ha fatto no con la testa diverse volte.

Questo episodio mentalmente l’ho ricollegato ad un altro, successo appena sono arrivata, di una bambina che una sera voleva venderci dei fiori. Ricordo che mi aveva colpito il vestito, rosa con il tulle, perché mi sembrava fuori luogo e qualche giorno dopo l’ho visto in offerta all’Auchan.

Lo ricollego anche ai ragazzi e adulti che vendono sigarette di contrabbando al mercato e alle facce delle persone che vedo ogni giorno quando vado e torno dal lavoro.

Si inserisce anche ai racconti da parte di amici e di colleghi di anziani che vivono ancora nelle campagne, utilizzando il fuoco per cuocere, ai fili che penzolano in maniera  sicuramente poco a norma, dai pali.

iasi
Vista dal mio ufficio

Spesso con i miei colleghi che hanno vissuto in Italia scherziamo perché mi raccontano che a loro è stato chiesto se in Romania ci fosse la luce elettrica o l’acqua corrente.
Sicuramente ci sono molti stereotipi da combattere, oltre all’odio tutto salviniano per gli stranieri in generale (solo quelli poveri stranamente, perché quando sei ricco non sei un “immigrato” ma un “expat”) e i romeni in particolare in un certo senso supportate dal rilievo mediatico che viene attribuito ad ogni notizia di crimini commessi da non italiani, come se la nazionalità avesse importanza.

Breve contestualizzazione

Si tratta di un paese ex comunista, apparentemente in grande sviluppo economico, tra le altre aziende che recentemente hanno scelto di aprire uffici propio a Iasi ma anche a Bucarest c’è anche Amazon, oltre a diversi call center. C’è un governo a detta di tutti quelli con cui ho parlato molto corrotto (il PSD o Partito Social Democratico) Se questo aiuterà lo sviluppo o produrrà solo un grande sfruttamento non saprei dire.

manifestazioni iasi
Manifestazioni anti PSD

Personalmente credo che aver avuto a che fare con questa realtà mi abbia aiutato a rivalutare quanto io sia stata e sia ancora in un certo senso fortunata e a come sia fonte di arricchimento entrare in eempatia con le persone, con il loro modo di vivere e la loro propria realtà, spesso diversa dalla mia. Aiuta anche a capire perché tante persone “decidono”, tra virgolette perché spesso non è una vera e propria scelta, l’Italia che noi tanto disprezziamo. Non “perché gli va” (cit. Giorgia Meloni).

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