Le ragazze di via rivoluzione: incontro con Viviana Mazza

Qualche settimana fa (il 6 luglio), ho assistito all’incontro con la giornalista del Corriere della Sera Viviana Mazza, organizzato alla Casa delle Donne di Milano in occasione del suo nuovo libro: Le ragazze di via rivoluzione

Mi sono quindi finalmente decisa a raccogliere le mie idee sulle storie di donne che vivono in contesti molto diversi e portano avanti le loro personali battaglie per una maggiore libertà. Magari non è proprio un tema “leggero” ma ve lo consiglio anche da portare sotto l’ombrellone, perché si legge molto piacevolmente.

L’incontro è stato molto bello, non c’era tantissima gente (tutte donne tranne un fanciullo). Mi verrebbe da dire “meglio così“, perché si è creata un’atmosfera più rilassata e più che una presentazione è stata una chiaccherata.

Che cos’è la Casa delle Donne di Milano?

Se non conoscete lo spazio della Casa delle donne di Milano vi consiglio di visitare il sito, dove sono spiegate le diverse attività che organizzano oppure la pagina Facebook. Quando sono andata io c’erano anche esposte le foto della mostra Donne in movimento, realizzata dal gruppo di Fotografia e Comunicazione Visiva, in occasione della Milano Photoweek.

Viviana Mazza: giornalista e

Anche la presentazione di Viviana Mazza è stato accompagnato da diverse immagini scattate da lei e da altre fotografe, molto significative.

Per chi non la conoscesse (ad esempio io fino a qualche mese fa) è una giornalista bravissima che si occupa da sempre di affari esteri, in particolare riguardanti Medio Oriente, Pakistan e altri paesi. Lei è molto preparata, ha studiato anche alla Columbia University e all’American University del Cairo, ma soprattutto è una persona molto gentile e disponibile.

Ha scritto diversi libri principalmente per ragazzi, come la Storia di Malala per bambini o Greta. La ragazza che sta cambiando il mondo, mentre Le ragazze di via rivoluzione è il primo scritto per un pubblico adulto.

Come l’autrice stessa ha sottolineato, è sempre semplice affrontare, in particolare sui giornali, tematiche così complesse come il ruolo della donna nei paesi medio orientali. Questo perché vengono trattati di solito, solo gli eventi che “fanno notizia”, ma anche quelli non vengono affrontati con la complessità o con lo spazio che meriterebbero.

Chi sono le ragazze di Via Rivoluzione? 

Il libro rappresenta quindi l’occasione perfetta per approfondire queste storie, in particolare quelle meno note. Si trovano, intanto, diversi spunti sulla situazione politica e di attualità dei paesi dall’Egitto all’Afghanistan, che l’autrice conosce bene. Soprattutto vengono presentati i diversi movimenti nati nel tempo come la pagina facebook My Stealthy Freedom che raccoglie foto e testimonianze di donne iraniane con capelli colorati che si tolgono il velo e molti altri. La più nota forse è la storia dell’avvocatessa Nasrin Sotoudeh, condannata a 33 anni di carcere e 148 frustate, più conosciuta anche grazie alla denuncia di Amnesty International, che ha chiesto per lei giustizia tramite una petizione che si può ancora sottoscrivere online.

Trova spazio anche il movimento Women to Drive, lanciato dalle donne saudite negli anni ’90 per chiedere la possibilità anche per loro di guidare (poi ottenuto recentemente) e la storia di Malala con riferimento anche al documentario di Netflix He named me Malala, che incuriosita ho visto ed è molto bello. Questa lettura mi ha permesso anche di conoscere il blog umoristico di Ghada Abdel Aal sulle diverse proposte di matrimonio ricevute da cui è stato tratto libro Che il velo sia da sposa (tradotto anche in italiano e in inglese).

Ma perché “Ragazze di Via Rivoluzione?” Piccolo spoiler, il titolo prende il nome dalla Ragazza di Via Enghelab (rivoluzione) di Theran che ha deciso di togliersi il velo e agitarlo come bandiera bianca. 

Complessità e contraddizioni (in senso buono) 

Questo libro evita le semplificazioni, non fa di tutta l’erba un fascio e si concentra sulle storie meno conosciute e per questo considerate dall’autrice stessa anche più interessanti.

Nelle sue interviste ha sottolineato le contraddizioni che si verificano nelle riforme di facciata (ad esempio in Arabia Saudita), ma anche in altri contesti, come le donne in Parlamento in Afghanistan. In realtà, secondo una ex attivista e fondatrice di HAWCA (Humanitarian Assistance for the Women and Children of Afghanistan) si tratta solo “marionette controllate dai signori della guerra” insieme alle ONG che servono solo per le “photo opportunities” quando vengono i giornalisti stranieri.

Il caso di Malala, spesso accusata di essere strumentalizzata dai media occidentali, accusata da molti di parlare contro il Pakistan e l’Islam. Questo pensiero ha portato anche alle manifestazioni con lo slogan “I am not Malala”, organizzate in occasione della sua prima visita nel suo paese dopo l’attentato.

Un altro punto interessante affrontato riguarda come molte donne orientali preferiscano “l’evoluzione alla rivoluzione“. Imparano ad “aggirare le regole” invece di ribellarsi e protestare apertamente. Molte, inoltre, rifiuto giustamente il ruolo di vittime che possono solo aspettare di essere salvate dall’Occidente e cercano nel loro piccolo di agire.

A proposito di ribellione, una delle protagoniste che mi è rimasta più impressa è Farkhunda in Afghanistan. Sembra quasi paradossale perché lei non era assolutamente una ribelle ma una donna religiosa, che non voleva ribellarsi alle leggi del Corano ma semplicemente esprimere la sua contrarietà rispetto alla vendita di amuleti e talismani di fronte alla moschea. Per questo è stata uccisa e accusata di aver bruciato il Corano.

Se siete curiosi/e di saperne di più, è sicuramente un libro che consiglio. Il titolo è appunto Le ragazze di via rivoluzione, l’autrice è Viviana Mazza (edito da Solferino). Lo conoscete o l’avete già letto? Fatemi sapere se vi è piaciuto! 

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