Brianza Pride: qualche giorno dopo

Finalmente sabato (il 6 luglio) c’è stato il tanto atteso Brianza Pride. Tra le 5.000 e le 10.000 hanno sfidato il caldo (gradi percepiti millemila) e hanno sfilato per le strade del capoluogo brianzolo, unite per celebrare l’amore in ogni sua forma e il diritto di tutt* alla felicità.

Rete Brianza Pride
Credits @Ritornieandate

Brianza Pride: un vero human Pride

Per una volta mi sono sentita molto orgogliosa di questa provincia silenziosa, dove sembra che non accada niente e tutti si sforzano di farsi i fatti propri senza immischiarsi. Vorrei soffermarmi soprattutto sul modo in cui è stato organizzato questo Brianza Pride.

Rete Brianza Pride ha fatto delle scelte ben precise, non solo a livello logistico ma anche ideologico e questo emerge in maniera molto chiara dal discorso di apertura del corteo. Il ragazzo che ha introdotto il Pride ha sottolineato giustamente come sia stata una manifestazione autofinanziata, senza sponsor anche “a costo di fare magari più fatica e di passare per poveri, ma di questo andiamo orgogliosi”. Una frase che, secondo me, racchiude il vero spirito brianzolo. 

Il contributo di Amnesty International
Credits @ritornieandate

Un pride autofinanziato e indipendente

Una frecciatina forse al Pride milanese di qualche settimana fa, durante il quale le diverse multinazionali si sono prodigate in gadget e regali agli influencer (vi ricordate il rainbow washing, ecco appunto), che a loro volta li spacchettati e mostrati con orgoglio, magari perdendo vista il vero senso del Pride.

Piccola parentesi polemica: Avessero messo tutto l’impegno nel pubblicizzare l’iniziativa di solidarietà di Mediterranea Rescue e la proposta di indossare nastro azzurro per i migranti, magari non sarebbe stata una cattiva idea. 

 A Monza direi pochi sponsor ma gadget di qualità, con certi shottini di limoncello che potrebbero o non potrebbero essere stati offerti. La maggior parte delle attività commerciali, soprattutto nel percorso meno centrale, era chiusa senza neanche una bandierina arcobaleno. Il risultato è stato quello di presentare una città fantasma, con pochissime persone affacciate per vedere che cosa stesse succedendo (in tipico stile brianzolo).

Per il diritto di tutti alla felicità

Bene anche per la partecipazione dei ragazzi di Friday For Future che si sono adoperati per raccogliere e differenziare i rifiuti prodotti (visto che c’è una forte latenza di cestini nella città monzese). 

Ho apprezzato particolarmente il momento iniziale dedicato ai migranti e alle persone che per avere una possibilità e inseguire il loro “diritto alla felicità” (leggetevi il libro di Aboubakar Soumahoro), visto che l’obiettivo era quello di uno human pride, pensato per tutti, nessuno escluso. 

Momento iniziale dedicato ai migranti
Credits @ritornieandate

Qualche riflessione per il 2020

Io ero con un gruppo di amiche, tra cui una ragazza ucraina in Italia per uno scambio di volontariato organizzato da AIESEC, che è stata abbandonata in aeroporto (AIESEC molto male) e soccorsa da un’altra mia amica. In questo modo anche lei si porterà a casa qualche bella foto di Monza e un’esperienza particolare come quella del Pride.

Anche alcune influencer hanno aderito al Pride, in particolare la madrina Hilaryilaria_official e @Cmqmartina. Doveva essere in teoria inclusa anche Juila Elle di Disperatamente Mamma che è stata poi tolta all’ultimo.

Ritorniamo qui sempre allo stesso discorso per cui per il 2020 mi piacerebbe vedere più partecipazione, più gente che “ci mette la faccia” a partire dal Sindaco, insomma concittadini brianzoli, per una volta OSATE eprendetela una posizione coraggiosa, a cominciare dal Sindaco.

A proposito, un perfetto esempio della cosiddetta “superiorità intellettuale” e dell’intelligenza dei ragazzi di Rete Brianza Pride è l’omaggio floreale arcobaleno al sindaco Dario Allevi. Che sia una base per una maggiore apertura verso l’anno prossimo?

Le parole del Sindaco Dario Allievi
Credits – Facebook @DarioAllevi

Un applauso alle monache di Monza

Si meritano un mazzo di fiori anche le Suore Sacramentine, in particolare la Madre Superiora. Le monache di Monza sono tornate, infatti, a far parlare di loro, dopo secoli, cacciando la trentina di persone del Comitato Teodolinda (a chi ha aderito anche Forza Nuova) radunata per una preghiera riparatrice sul sagrato della loro chiesa. “Questa è proprietà privata, andatevene!” ha intimato loro la superiora. 

Fonte: Open. online
Qui l’articolo completo

Al di là di queste notizie che fanno sorridere, l’augurio è che il primo Brianza Pride sia davvero “un inizio per una Brianza a colori dove saremo tutti e tutti orgogliosi di essere quello che siamo e dove nessuno ma proprio nessuno sarà lasciato/a indietro”.

 

Credits: Instagram @ReteBrianzaPride

Ci vediamo nel 2020? 

Informazione di servizio: trovate alcune foto su Instagram (stories in evidenza) e sulla Pagina Facebook di Ritorni e andate. 

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