Ho davvero mangiato il panettone a Pasqua?

In questi giorni a casa ripensavo a come ho trascorso Pasqua gli anni scorsi. Nel 2017 per esempio sono arrivata in Romania.

Uno dei primi “cutural shock” è stato vedere i panettoni in bella mostra al supermercato come dolce tipico pasquale. Mi ha fatto sorridere questa diversità culturale e mi è ritornato in mente proprio qualche giorno fa, vedendo la foto di un amico che ora è a Bucarest e ha notato la stessa cosa. 

Questo panettone, al di là della marca, costa circa 4 euro

Erano i miei primi giorni a Iasi, vicino a confine con la Moldavia, e mi stavo ancora ambientando.

Di quel periodo ricordo che la temperatura era abbastanza piacevole e avevo ancora qualche giorno prima di iniziare il nuovo lavoro. Stavo esplorando i dintorni. Avevo capito che in circa venti minuti potevo arrivare in centro, oltrepassando un ponte che sarebbe diventato il mio punto di riferimento.

All’epoca ensavo di non avere la connessione internet, così spesso e volentieri andavo da Starbucks, non perché avessi molta voglia di pagare una cifra spropositata per un cappuccino, ma più che altro per scroccare il wi-fi, almeno quando funzionava. 

Così stavo spesso in uno dei posti più frequentati, più belli e moderni della città, o almeno uno dei miei preferiti: il centro con il Palazzo della cultura e Palas, il grande centro commerciale. Lì è avvenuto il mio incontro con i panettoni.

Dopo svariate ricerche io e il mio “corrispondente” da Bucarest siamo arrivati alla conclusione che potrebbe essersi diffuso perché ricorda un dolce tipico pasquale, il (o la) “pasca“. Ovviamente, se qualcuno avesse un’altra teoria sarei felice di conoscerla.

In realtà in Romania (ma anche in Bulgaria), uno dei dolci tipici (secondo me più di Natale però) è il kozunak o cozonac (in Romeno) che è una specie di treccia dolce. Soprattutto quello di pasticceria o quello fatto in casa dalle nonne. 

In Grecia hanno qualcosa di simile, il tsoureki, che ancora una volta è una specie di pandolce a forma di treccia.

Questa foto me l’ha inviata una mia parente dalla Grecia

Altre tradizioni pasquali

Sempre rimanendo in tema “tradizioni pasquali”, parlando con mia amica mi sono ricordata che in Romania, ma anche in Georgia, in Grecia e in tutti i paesi ortodossi, durante la quaresima la tradizione vuole che non si mangi carne o pesce. Però sul serio!

Questo significa che i ristoranti modificano il loro menù rendendolo vegano. Basta cercare la parola “samarqvo” in georgiano o “nistisimo” in greco (in romeno non ricordo) per essere sicuri di mangiare davvero vegano.

Un’altra amica bulgara, invece, mi ha ricordato che da lei la tradizione vuole che a Pasqua si colorino le uova sode (credo sia diffusa anche in altri paesi). Per farlo si usano sostanze commestibili. Una viene colorata di rosso, a simboleggiare il sangue di Cristo e viene conservata per l’anno dopo (se ho capito bene). Poi sostanzialmente, il giorno di Pasqua ognuno prende un uovo e a due a due si combatte (il video esplicativo me l’ha mandato la mia amica). Chi non rompe il proprio uovo vince e ottiene fortuna e salute.  

E gli anni prima che cosa ho fatto?

Questa la testimonianza fotografica che mi ricorda anche delle due colombe in borsa

Dopo aver ripensato alla mia Pasqua romena mi sono chiesta che cosa avessi fatto gli anni precedenti. L’anno prima sono partita per l’Olanda per starci poi un anno con uovo di Pasqua in borsa come bagaglio a mano. Quell’anno ho festeggiato in un ristorante greco con altri ragazzi conosciuti da poco. Un ottimo modo per imparare da subito quanto costino i ristoranti in Olanda, ma questa è un’altra storia.

Facendo diverse ricerche sono arrivata alla conclusione che il dolce “tipico” di Pasqua olandese è il “paasbrood“, nuovamente una specie di “pandolce”.

L’anno prima ancora (almeno credo) ricordo che ero di turno per il mio tirocinio al press office per il Giubileo straodinario, vicino alla Basilica di San Pietro. Con gli altri ragazzi avevamo fatto un buffet improvvisato con casatiello, pastiera e molto altro. È stata anche la prima volta che io sono venuta a conoscenza di queste pietanze napoletane, di cui (perdonatemi) non sono una grandissima fan. Ovviamente, da buona studentessa fuori sede, io mi sono limitata a mangiare!

A questo proposito, invece, mi fanno anche notare che in Puglia mangiano le scarcelle: dei biscotti con una glassa molto dolce e delle codette colorate.

Aggiornamento: in Sicilia ci sono dei dolci simili che si chiamano “cuddura” ma hanno l’uovo sodo incorporato.

In più, mi segnalano la pizza di Pasqua marchigiana (diffusa anche in altre regioni), che effettivamente ho mangiato sempre durante il famoso “buffet” a Roma. Nota anche come torta (salata) al formaggio, è molto buona, ma anche molto corposa.

Insomma in Italia siamo davvero pieni di dolci o piatti tipici!

E negli altri paesi? Quando ero in Erasmus, nel lontano 2012 (o forse 2013) e ho provato a preparare le torrijas, uno dei dolci tipici spagnoli (tipo french toast ma più dolci) insieme al mio fidanzato dell’epoca (in realtà ha fatto quasi tutto lui). Di questo tentativo ci dovrebbero essere delle testimonianze fotografiche che però non trovo più!

Chissà quali sono le tradizioni negli altri Paesi

Secondo me noi italiani, o almeno in grande maggioranza, siamo visceralmente legati al cibo e di solito abbiamo degli standard abbastanza alti. A me piace mangiare di tutto (davvero di tutto – esclusi carne e pesce), ma sulle ricette italiane sono abbastanza rigida.

Per scrivere questo articolo ho interpellato varie mie amiche, in particolare una albanese che conosco da diversi anni a cui ho chiesto delle tradizioni del suo paese. Mi ha risposto “tesoro, ma io sono musulmana”. Ah ottimo! In un altro articolo parlerò di varie tattiche che ho messo a punto per recuperare queste gaffes (posto che la regola d’oro dovrebbe essere imparare a farsi gli affaracci propri).

E quest’anno?

A me questo periodo primaverile mette sempre di buon’umore, nonostante tutto. Sarà che oggi è una giornata calda e posso almeno tenere la finestra aperta per godermi un po’ di sole.

Non sono mai stata una grande fan delle grigliate di Pasquetta. Ora lo sono ancora di meno, dato che ho rinunciato a carne e pesce, ma non posso che ricordare a tutti di stare a casa.

Mi hanno chiesto “Vai da tua mamma per Pasqua?” No, mi spiace ma rimango qui, ci organizzeremo via Skype. Ricordo che anche i pranzi con i parenti vanno contro l’idea di stare “ognuno a casa propria”. Come anche andare alla casa al mare! Piacerebbe anche a me, chiaramente, ma facciamo uno sforzo e cerchiamo di usare la testa e rimanere dove ci troviamo.

Qualche idea solidale

Proprio perché è un anno particolare ci sono tantissime iniziative solidali. Due mi hanno colpito particolarmente: la vendita di colombe e uova da parte della Croce Bianca (che oramai si è conclusa) e la campagna di Admo che si è impegnata a consegnare le colombe al personale sanitario.

Ho ancora molte curiosità su piatti tipici che si mangiano in altri paesi per Pasqua, in particolare nel Nord Europa o in America. Dopo aver visto la serie Unorthodox mi piacerebbe sapere di più anche sulla Pasqua ebraica (sempre da un punto di vista mangereccio).

Colomba e uovo di Pasqua della Croce Bianca locale

Buona Pasqua a tutti e chissà come festeggeremo il prossimo anno!

2 thoughts on “Ho davvero mangiato il panettone a Pasqua?

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    1. In realtà credo che il panettone si avvicini un po’ al loro dolce tipico, è curioso in effetti! Bisognerebbe fare un’analisi gastronomico – antropologica ma è bello così! Magari i romeni pensano che siamo noi a sbagliare!!!

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