Trevor Noah: “Born a crime”

“Born a crime” è l’autobiografia di Trevor Noah, comico e conduttore del The Daily Show, nato a Johannesburg, in Sud Africa nel 1984, in pieno apartheid.

Trevor Noah – fonte Instagram @Trevornoah

La vita di un bambino colored durante l’apartheid

Nel libro, Noah racconta prevalentemente la sua infanzia e adolescenza, vissuta come figlio di madre nera e padre svizzero, un’unione che era considerata illegale all’epoca, da qui il titolo (in italiano Nato fuorilegge). Non parla del successo come conduttore o  della sua carriera.

Come spiega lui stesso, per il solo fatto di essere un bambino colored, anche se lui si identifica come nero, se le autorità l’avessero trovato, l’avrebbero tolto a sua mamma e mandato in orfanotrofio. Durante un’intervista spiega di essersi sempre considerato un indoor child, un bambino che stava spesso in casa, ma in realtà non lo facevano uscire proprio per evitare che venisse scoperto.

La storia si svolge principalmente in due township, termine che google traduce come “municipalità” intorno a Johannesburg: Alexandra (spesso abbreviata in Alex) e Soweto, che è una delle più grandi.

Da quello che ho capito, si tratta più precisamente di baraccopoli più o meno organizzate, dove i più benestanti possono arrivare a potersi permettere delle case in mattoni con due stanze. Sono divise in zone, pensate per garantire la separazione razziale.

Più avanti Noah parla di un particolare hood (abbreviazione di neighborhood quindi “quartiere”) di Alexandra, descritto come una parte della città dove avvenivano traffici poco legali di tutti i tipi: dal commercio di cd piratati alla vendita delle armi. Lui stesso ha iniziato la sua carriera di dj vendendo proprio cd masterizzati illegalmente, vivendo tra legalità e illegalità. 

Nella sua vita non sono mancate le difficoltà, a cominciare dalla povertà (quella vera) e da un patrigno violento e ubriaco, ma non c’è particolare vittimismo, anzi. Emerge anche una la totale inefficacia degli interventi delle forze dell’ordine e del sistema giudiziario, molto maschilista e legato a pregiudizi razziali.

Breve accenno alla situazione del Sud Africa

All’inizio di ogni capitolo ci sono dei brevi approfondimenti sulla storia e la condizione del Sud Africa. Spesso questo paese fa pensare alla natura, ai safari e alle vacanze, vista la presenza di numerosi parchi nazionali e riserve, ma non si tratta solo di quello, anzi. 

Quando ero in Olanda mi è capitato di parlarne diverse volte con mio ex collega sudafricano e con alcune amiche che ci sono state. Me ne hanno parlato come un paese, senza fare allarmismi, dove bisogna stare attenti, in particolare Johannesburg è una città che presenta un certo pericolo.

Mi hanno confermato che gli stranieri che si trasferiscono lo fanno in appartamenti o residence ben sorvegliati, quindi con la vigilanza privata, muri alti e tutte le misure di sicurezza inevitabili in un paese che presenta un divario sociale di quel tipo. Non ci sono stata personalmente, quindi potrei sbagliarmi.

La popolazione del sud Africa è divisa in diverse tribù, ognuna con la sua storia e la sua lingua. Questo tema viene affrontato nel libro perché proprio grazie alla sua conoscenza di diverse lingue, Noah riesce a cavarsela in varie situazioni. Come scrive lui stesso nel libro “se trovi una lingua comune con una persona vi capite, ma se parli nella sua lingua arrivi direttamente al suo cuore”. In più il suo patrigno è di un’altra tribù, più tradizionalista quindi emergono diverse differenze tra i vari gruppi.

La colonizzazione e l’apartheid 

Il Sud Africa è stato, in estrema sintesi, colonizzato prima dagli olandesi, i boeri (poi afrikaner) e poi dagli inglesi. Dopo la seconda guerra mondiale il governo di etnia bianca instaurare il regime di segregazione razziale, noto come apartheid. 

Sempre sintetizzando (se poi leggete il libro è spiegato molto meglio e in maniera più concreta), l’apartheid è composto da una serie di regole che hanno come obiettivo garantire la divisione tra razze, sfavorendo nettamente le tribù nere.

Dal 1973 è stato definito dalle Nazioni Unite prima crimine internazionale e poi crimine contro l’umanità. Verrà abolito solo nel 1991 grazie all’attivismo di Nelson Mandela e la sua scarcerazione, dopo 27 anni di carcere.

Con apartheid non solo erano proibiti i matrimoni misti, ma le persone nere non potevano abitare in alcune zone o accedere a determinate occupazioni, a partire da quelle d’ufficio.

Tutto questo, nel libro è raccontato attraverso la vita della mamma di Trevor Noah, che grazia ad alcuni stratagemmi riesce a lavorare come segretaria e a muoversi in sicurezza tra i vari quartieri. Dato che si tratta di regole abbastanza assurde, infatti, vale il proverbio “fatta la legge, trovato l’inganno”.

L’importanza dell’educazione 

Noah parla spesso di come l’abbia cresciuto sua madre, che ha cercato di educarlo e di dargli gli strumenti per poter avere una vita migliore della sua. Dopo essere diventato famoso come conduttore televisivo, Noah ha istituito la Trevor Noah Foundation che si basa proprio su questa filosofia.

Nel libro si parla del concetto di tassa nera: le nuove generazioni di giovani sudafricani sono impegnate a pagare i debiti dei genitori e quindi non riescono a progredire. Ogni generazione, invece, dovrebbe essere migliore di quella precedente.

Affinché questo avvenga è necessario che i giovani abbiano degli strumenti: il più importante è l’educazione. Nel libro Noah si rifà al proverbio cinese “dai a un uomo un pesce e avrà da mangiare per un giorno, insegnagli a pescare e avrà da mangiare per sempre”. Il problema, secondo lui è che spesso ci si dimentica che per pescare serve anche una canna da pesca, ovvero servono degli strumenti.

La sua fondazione si occupa proprio di questo, principalmente con due programmi di insegnamento in collaborazione con le scuole locali di Johannesburg.

Qualche notizia in più 

Secondo alcuni articoli che ho letto che al momento, vista l’emergenza sanitaria, il programma condotto da Noah, The daily show va in onda da remoto e ha anche avuto parecchio successo.

In questo periodo, lui però ha deciso di pagare personalmente lo stipendio a tutti gli operatori che normalmente collaborano allo show e sono in attesa di riprendere a lavorare. Cntinuerà a farlo per tutto il periodo necessario. 

Dal libro, che parla molto della storia della mamma di Noah verrà tratto un film nel quale lei sarà interpretata da Lupita Nyong’o

Piccola nota personale

Questo è tra i primi libri che ho preso in prestito dalla biblioteca quando ha riaperto, settimana scorsa, dopo il lockdown e l’ho finito in un pomeriggio.

Spero che il libro venga letto il più possibile, perché inquadra in maniera molto semplice ma perfetta il periodo dell’apartheid.

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