Perché leggere “Alice e le regole del bosco”

Se dovessi scegliere un libro da consigliare agli adolescenti (ma non solo) per queste vacanze estive, sarebbe Alice e le regole del bosco. Anche se non è proprio la classica lettura da ombrellone.

L’autore, Simone Feder, è uno psicologo ed educatore, coordinatore dell’area “giovani e dipendenze” della comunità Casa del giovane di Pavia. È anche uno dei pochi che presidia il boschetto di Rogoredo, portando l’aiuto che riesce, per quanto riesce.

Per chi non lo sapesse a Rogoredo, non ci sono solo un interscambio ferroviario importante, dove si ferma anche Italo e la sede di Sky, ma anche di una delle più grandi piazze di spaccio (aggiungerei di eroina) del nord Italia.

Mi aveva molto colpito, un articolo di diversi mesi fa che parlava proprio di questo “non luogo” che mi era rimasto in testa per diversi giorni. Consiglio quello pubblicato da Vita.it di Anna Spena del settembre 2019.

Fa riflettere come anche nella Milano proiettata nel futuro, con i grattacieli, City Life, le diverse “fashion week, design week” e le altre “week” che mi sfuggono, esista anche questa realtà.

Perché farlo leggere agli adolescenti ma anche agli adulti?

Ovviamente non è nel mio interesse e neanche in quello di Feder, come mi sembra ovvio, incuriosire qualcuno a perseguire la strada della tossicodipendenza o spiegare “come ci si droga”. Preciso anche che io non ho nemmeno mai fumato e, anestesie a parte, non ho nemmeno mai preso un fiore di Bach.

Sono convinta che la storia di Alice, soprattutto per come è raccontata, possa avere un valore educativo per tutti in quanto esseri umani: adolescenti, genitori e insegnanti. Non fa riflettere solo sull’azione devastante che le droghe hanno, eroina in particolare, sul nostro corpo, nel caso qualcuno avesse ancora dei dubbi. Ci spinge a pensare all’indifferenza generale con la quale vengono trattate le persone che in quel momento stanno attraversando quel tipo di dipendenza, ma vale anche per disagi di altro genere.

Potrebbe essere troppo sconvolgente come lettura? Sì, può darsi ma come l’ho letto io credo possano farlo tutti. Attenzione perché c’è anche il rischio che possa essere uno spunto che porta anche, volesse il cielo, a una discussione sul tema.

Per i deboli di cuore: Qualcuno con cui correre

Consiglio eventualmente anche Qualcuno con cui correre di David Grossman che, oltre a essere uno dei miei libri preferiti, affronta lo stesso tema (più o meno) in maniera più “soft”.

(Breve sommario: Ambientato a Gerusalemme, la protagonista va alla ricerca del fratello tossicodipendente che rimane coinvolto in una rete di criminali. Loro lo costringono a esibirsi per strada con la chitarra e poi da lì si sviluppa tutta una storia stupenda). Io stessa l’ho letto al liceo, mi ha fatto riflettere molto, ma direi che ho retto bene.

Siamo tutti d’accordo che si tratta di testi leggermente più interessanti, con tutto il bene, dei Malavoglia o di qualsiasi libro di Verga. Credo proprio questo fosse uno dei titoli che all’epoca era stato consigliato a me (liceo classico) come lettura estiva e che ho anche finito.

Alice: una ragazza “normale” nel boschetto di Rogoredo

Tornando al libro, Alice (nome di fantasia), a un certo punto della sua vita, relativamente giovane e si presume ancora minorenne, è stata trasportata in questo non luogo dalla dipendenza dall’eroina. Fortunatamente, tempo dopo è riuscita a uscirne, proprio grazie all’incontro e all’interesse di uno dei volontari. Quest’anno, mentre andava in stampa il libro, ha fatto l’esame di maturità.

Che cosa colpisce? Lei è una ragazza “normale” (questo viene ribadito più volte) che andando avanti scende sempre di più nel baratro. In alcuni passaggi è descritto molto bene il suo cambiamento di vita (si ritrova a dormire fuori casa, poi per strada) e anche fisico. Questo in particolare è molto evidente soprattutto nel suo fidanzato, che alla fine arriva ad essere praticamente uno scheletro.

La sua storia dimostra come si arriva a essere dipendenti un passo alla volta. Proprio per questo bisognerebbe pensarci due (ma anche diecimila volte) prima di dire “voglio provare”.

Spoiler: Non lo devo certo dire io che non è qualcosa che non è difficile ma è proprio impossibile da controllare. No, non si riesce. In più, senza addentrarmi in spiegazioni mediche, spesso anche una sola dose può portare a gravissime conseguenze.

Ma allora perché ci sono delle persone che decidono di utilizzare queste sostanze? Immagino per tantissimi motivi, per sentirsi un po’ su di giri, per noia, per imitare il fidanzato (come nel caso di Alice), perché tanto, che cosa vuoi che succeda.

Indifferenza o mancanza di empatia

Ora, senza sconfinare nel pietismo, quante volte ci sarà capitato di incontrare magari una persona che ci chiede dei soldi e ci siamo girati dall’altra parte o non l’abbiamo nemmeno vista, presi dai nostri mille problemi quotidiani. Senza soffermarci che magari nel “prima” potrebbe essere stata come Alice, una studentessa o una nostra collega o un nostro collega, amico, parente? O comunque che si tratta di un’altra persona, di un essere umano. Per come la vedo io, siamo tutti, chi più chi meno vulnerabili, possiamo fare tutti delle scelte sbagliate.

Uno dei tanti volontari che svolgono la cosiddetta “Unità di strada” mi ha spiegato che in Italia di fame non si muore. Quello che manca è, come dice anche Feder, il “contatto con l’altro” o meglio l’empatia. 

Proprio per questo è necessaria la presenza dei volontari non solo nelle strutture ma anche in questi luoghi.

In più, il boschetto di Rogoredo, come tante altre zone, si può anche “ripulire” o “riqualificare”, far presidiare dall’esercito ma poi? Il problema semplicemente si sposta o si ripresenta identico da un’altra parte. 

La domanda delle domande: si può fare qualcosa?

Mi chiedo sempre: ma i genitori? Nel libro in realtà ci sono diversi tentativi di avvertimento o di aiuto vero e proprio da parte di diverse persone nella vita di Alice (non i genitori), che però cadono nel vuoto.

Capisco che non sia facile, ma anche Christiane F. nel libro “I ragazzi dello zoo di Berlino” sottolinea l’importanza dell’intervento degli “adulti”. Lei racconta che quando ha iniziato a frequentare quel giro (non ricordo bene i dettagli) era con una sua amica. Una sera la madre di questa ragazza ha visto la figlia in metro a un orario strano e le ha tirato uno schiaffo. Paradossalmente è stato questo che ha “salvato” l’altra ragazza (insieme al destino e a tante altre cose). Capisco che magari non sempre sia abbastanza o delle volte possa essere inutile se non dannoso, ma quindi è meglio far finta di nulla?

La domanda che farei a Feder è qual è il modo corretto di intervenire come genitori o familiari, o amici se dovessimo incontrare una persona in quella situazione?

Aggiornamento: Feder (oltre ad aver letto la mia domanda) mi ha anche risposto su Twitter.

E la scuola?

Quando frequentavo io il liceo, non è mai stato organizzato un incontro “sulle droghe” leggere o pesanti che siano. Figuriamoci, in provincia parlare di droga, ma siamo pazzi?

Nessuno a livello scolastico mi ha mai spiegato gli effetti dell’abuso di sostanze. Ho reperito diverse informazioni in maniera autonoma, sia attraverso i miei genitori sia molti anni dopo, parlando con alcune persone che, purtroppo per loro, conoscevano bene l’argomento. Questo anche senza frequentare “giri strani”.

Quindi mi chiedo: qual è oggi la consapevolezza degli adolescenti (ma anche degli adulti) sull’abuso delle sostanze? Se ne parla ancora così poco? Spero di no.

Mi viene sempre in mente una scena di un film molto leggero (Lol – pazza del mio migliore amico) ambientato in Francia. In una scena c’è proprio un incontro per i genitori con il commissario di polizia sugli effetti delle droghe leggere. Vorrei vederlo accadere anche in Italia.

Un altro tema affrontato sempre nel libro è l’ostacolo burocratico che paradossalmente affronta chi, invece, da quella situazione vorrebbe uscire tra ricoveri, visite, Sert e strutture, che sarebbe da approfondire.

Alice, buona vita dopo le regole del bosco!

Ad Alice, ovunque sia auguro di non ricaderci mai più. Le chiederei che cosa vorrebbe dire a chi si trova nella sua stessa condizione, ma ha già risposto nelle ultime pagine del libro, quelle emotivamente più devastanti, dedicate a Sara, un’altra ragazza tossicodipendente.

“Che cosa dire? Le direi che so quello che prova, che magari ha vergogna. Che anche s fa la dura, io lo so che dentro è a pezzi, che probabilmente le manca essere come prima, anche se per essere come prima deve oltrepassare una montagna che ora le sembra insormontabile… Che so che vorrebbe solo infilarsi in un letto pulito e svegliarsi senza il bisogno di farsi, svegliarsi felice. Ma non può, deve passare prima dentro di sé, farci un bel viaggio e non è facile” (Alice e le regole del bosco, Simone Feder).

Libri consigliati:

  • Alice e le regole del bosco, Simone Feder 
  • Noi, ragazzi dello zoo di Berlino, Christiane F. 
  • Qualcuno con cui correre, David Grossman 

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